Neon DesignNeon Art, una storia di luce
Storia e diffusione del Neon

Neon Art, una storia di luce

La storia dell’arte è un racconto fatto anche di luce. Soprattutto nel Ventesimo secolo, quando l’arte contemporanea esce dai circuiti tradizionali e comincia a sperimentare con materiali, forme, sperimentando e portando nuova linfa vitale all’interno dello spazio dell’espressione creativa.

Il primo esperimento di un’opera di luce, in senso letterale, ebbe origine in modo casuale durante la visita del fotografo Gjon Mili a Pablo Picasso nel suo studio di Vallauris, nel sud della Francia, nel 1949. Durante questa occasione, Mili mostrò al pittore alcuni dei suoi precedenti esperimenti, attaccando una piccola lampadina alla scarpetta di una pattinatrice e immortalando la scia luminosa risultante. In risposta a questa dimostrazione, Picasso prese una torcia e iniziò a dipingere nell’aria minotauri, fiori e figure umane. Nel buio della stanza, il fotografo lasciò l’otturatore della sua macchina aperto, illuminando l’artista con un flash laterale, catturando l’istante prima dello scatto completo. Questo approccio unico permise di visualizzare sia il disegno realizzato da Picasso, sia la figura dell’artista mentre lo creava.

L’innovazione artistica del Neon

Fu però nel primo periodo della fotografia artistica, nell’atmosfera avanguardista degli anni Venti, che il neon diventò protagonista indiscusso di un’opera d’arte: sono le caleidoscopiche autocromie di Léon Gimpel (1878-1948) e il rivoluzionario film “Les Nuits électriques” (1928) di Èugene Deslaw (1888-1966) a trasportare gli spettatori in un vortice di fascino luminoso.

È stato un decennio di innovazione visiva, e gli artisti ammiravano allora le insegne luminose, piene di capacità comunicative e di potenzialità creativa, eppure, nessuno osò sfidare direttamente il neon come materia prima per l’arte. Ingegneri, architetti, urbanisti, commercianti e pubblicitari sfruttarono la sua brillantezza nelle vetrine, in cima ai palazzi, trasformando la città in uno scenario incantato di manifesti, pubblicità dipinte e insegne luminose, eppure il materiale inizialmente faticò a inserirsi nel contesto artistico. Il decollo avvenne alla metà degli anni Trenta, quando Zdeněk Pešánek (1896-1965), artista ceco, abbracciò l’audace visione di utilizzare i tubi al neon come medium artistico. In un’epoca in cui i suoi contemporanei lavoravano all’elaborazione di un’arte “per tutti i sensi”, Pešánek creò sculture-assemblage straordinarie. Immaginava torsi femminili che prendevano vita mescolando bronzo, plastica traslucida e altri materiali, mentre sinuosi neon contornavano le forme, proiettando un’elegante aureola bluastra. Così, per la prima volta, l’arte si fuse con la scienza, la musica e l’architettura, e i neon diventarono la chiave di accesso a un’esperienza visiva senza precedenti. E nonostante questo, le opere di Pešánek, rimasero a lungo inascoltate.

Les Nuits électriques_ (1928) di Èugene Deslaw

Lucio Fontana e la prima opera interamente composta da Neon

È nel 1951, tuttavia, che il neon venne inserito chiaramente nella dimensione artistica, quando Lucio Fontana diede vita alla sua pionieristica creazione Struttura in neon per la IX^ Triennale di Milano, prima opera interamente composta da neon. Un elegante tubo di vetro, plasmato in una sinuosa voluta luminosa, sospeso al soffitto dello scalone del Palazzo dell’Arte, a Milano. Fontana creò un intricato arabesco composto da circa 100 metri di tubi di neon sagomati manualmente. Questo imponente oggetto evocava la traccia di una torcia elettrica sventolata nell’oscurità, sospesa con maestria da cavi d’acciaio a un controsoffitto blu, appositamente creato per l’occasione. Il suo tono scuro era stato progettato per assorbire la luce diffusa dai neon, intensificando così la percezione esclusiva del disegno formato dai tubi. Gli spettatori, procedendo attraverso lo spazio, potevano godere di prospettive in continua evoluzione, trasformando lo spazio stesso in un’opera che abbracciava, coinvolgente, i visitatori in movimento lungo rampe e ballatoi delle scale. La luce diventò così il veicolo perfetto, la sinuosità del vetro e il gas naturale all’interno il medium più innovativo e contemporaneo utilizzabile.

Struttura in neon per la IX^ Triennale di Milano

Dall’esperienza di Fontana, prima e unica nel suo genere, l’arte contemporanea ha esplorato l’uso del neon e della luce nei modi più incredibili: negli anni settanta, si va dalla West Coast americana, col Movimento minimalista, di cui fanno parte gli artisti Robert Irwin, James Turrell, DeWain Valentine e Mary Corse che ponevano in dialogo luce, volumi e percezione dell’osservatore realizzando installazioni immersive, fino alla Francia, dove diversi movimenti e artisti, tra cui i Nouveaux Realiste e Chryssa, pioniera della light art e della scultura luminista, usarono il neon come strumento per misurare la consapevolezza fisica e spaziale dello spettatore.

Il Neon e l’arte contemporanea

In America, il neon è ispiratore di movimenti come la Pop Art e non solo del suo pioniere Andy Warhol. Anche Martial Raysse (1936) è uno degli artisti che per primi hanno utilizzato il neon, e le sue opere alludono all’artificialità dei tempi moderni. Secondo l’artista francese il neon è “un colore vivente, un colore al di là del colore”. È la sola cosa che permetterebbe, secondo lui, di “togliere la polvere” alla pittura classica.

Martial Raysse, Nissa Bella - neon

Il neon abbraccia l’arte contemporanea anche in Italia, e non solo con Fontana, che lo aveva eletto suo medium fondamentale nell’ambito dello “spazialismo”. Artisti e artiste come Paolo Scirpa e Grazia Varisco esplorano le possibilità legate all’utilizzo della luce nell’ambito dell’Op-Art e dell’astrazione geometrica, così come il noto Maurizio Cattelan, che è tra gli sperimentatori nell’uso di questa modalità luminosa.

 

Se infatti il neon viene associato spesso, anche nel contemporaneo, alla calligrafia e alle scritte, riprendendo quella forte impronta originaria legata alla comunicazione e alla pubblicità, tutt’ora fortemente caratterizzante nell’opera di alcuni creativi, come Jung Lee, Kristin McIver e il duo Claire Fontaine, è anche un medium perfetto per la definizione dello spazio. Nel contemporaneo, artisti come James Turrell e James Nizal ne hanno fatto materiale per la realizzazione delle loro opere.

Storia e diffusione del Neon

Fino ad arrivare a Olafur Eliasson, artista islandese, che della luce e dell’illuminazione tipica del neon ha fatto un vero e proprio statement, elevando il linguaggio poetico del colore e dello spazio trasformandolo in vera e propria esperienza per il pubblico.

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Se fino ad oggi credevi che il neon fosse solo un tubicino luminoso flessibile per creare delle scritte siamo pronti a farti ricredere.

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